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Tales

GEREMIADI DI SATURNO

È mattino, ma il sole si attarda ad alzarsi in cielo, forse per noia o forse per dispetto.

Tutto il paese dorme ancora, eccetto un vecchio contadino, ex professore di liceo, in pensione da cinque anni o poco più.

Si alza presto ogni giorno il vecchio, ci vede sempre meno e spesso, ancora intontito, inciampa nei suoi stessi passi; ma aspettare la luce del giorno non fa al caso suo, piuttosto, è precedere il canto del suo gallo che gli interessa, batterlo sul tempo, ma ancor più comprendere il meccanismo celato dietro la misteriosa capacità di riuscire a cogliere il possibile manifestarsi della luce già a partire dall’oscurità.

Nerone, così lo aveva chiamato, per via del canto, del colore e nulla più.

‘Una razza rara’ gli hanno detto quando lo ha acquistato, ‘nera dentro e fuori’. Non che questo avesse condizionato la sua scelta, anzi, per ciò che ne sapeva di galli e galline, il commerciante poteva risparmiare tempo e parole; aveva pagato e si era congedato rapidamente con Nerone, quasi fossero vecchi amici che ritrovatisi dopo molto tempo, corrono ansiosi a riscattare il tempo perduto e le occasioni mancate.

Nerone è in effetti il suo unico amico, l’unico con cui si spreca in conversazione da quando ha riposto la cravatta e la borsa di cuoio nella vecchia commode di castagno; al vecchio non era mai piaciuto intrattenersi con le persone e col passare del tempo si era sempre più chiuso in se stesso, per anni ne aveva sopportato le patetiche interpretazioni al di qua della trincea della sua cattedra.

Laddove non contemplati (e ciò accadeva spesso), ‘Buongiorno’ e ‘Grazie’, si risolvevano in forme sincopate di una lingua ignota entro le quali si agitavano, come celle tumorali impazzite, oscuri, criptici e sgangherati concetti da interpretare. Le ruote del gretto, pesante e prepotente carro della minorità gli erano passate sui piedi mentre un giorno di primavera, col naso all’insù, si era perso a giocare con le forme delle nuvole, e ciò lo aveva persino reso claudicante.

Per Nerone invece, nutriva un tiepido rispetto. Le sue abitudini, i suoi rituali e la sua prestanza lo compiacevano e nella loro ieratica semplicità, lo confortavano; vi era inoltre il suo grande e misterioso talento, che lo turbava certamente, ma del quale, per rispetto o per orgoglio, non aveva mai osato chiedere.

‘Febbraio maledetto’ borbottò, ‘ti sento cingermi le caviglie, con le tue gelide catene’, ‘questa casa è un covo di spifferi nodosi, che come spiriti maligni serpeggiano ovunque da sotto le porte e tra gli infissi e poi buio, buio, sempre e solo buio, buio e freddo, freddo e buio’.

Quel mattino il vecchio, come di consuetudine, scese nel tinello, scostò la tenda di quell’unica finestra rivolta ad oriente e girò la clessidra sul davanzale. Restò in attesa e prese ad affilare la zappa. Ma il tempo passava, il sole non sorgeva e Nerone non cantava.

Quando la sabbia della clessidra smise di scorrere tirò la tenda, uscì di casa e preoccupato zoppicò velocemente verso il pollaio.

Nerone stava lì, ritto su una zampa, ma non cantava; tirò un sospiro di sollievo.

– Perché non canti’? – borbottò il vecchio.

– Non chiedermi perché non canto – rispose Nerone – chiediti piuttosto perché non mi hai sentito cantare’- .

SATURN'S LITANIES

/. English version

It is morning, but the sun is slow to rise in the sky, perhaps out of boredom or perhaps out of spite.

The whole town is still asleep, except for an old farmer, a former high school teacher, retired for five years or so.

The old man gets up early every day, he can see less and less and often, still dazed, he stumbles over his own footsteps; but waiting for the light of day is not for him, rather, it is to precede the crowing of his cock that interests him, to beat him on time, but even more to understand the mechanism hidden behind the mysterious ability to be able to grasp the possible manifestation of the light already starting from the darkness.

Nero, so he had called him, because of the song, the color and nothing more.

‘A rare breed’ they told him when he bought it, ‘black inside and outside’. Not that this could conditioning his choice, indeed, for what he knew about roosters and hens, the merchant could save time and words; he had paid and quickly he left with Nero, as if they were old friends who found themselves after a long time, running eager to redeem lost time and missed opportunities.

Nero is in fact his only friend, the only one with whom he has been wasting conversation since he put his tie and leather bag in the old chestnut commode; the old man had never liked to hang out with people and over time he had become more and more withdrawn in himself, for years he had endured the pathetic interpretations on this side of the trench of his chair.

Where not contemplated (and this often happened), ‘Good morning’ and ‘Thank you’, resolved into syncopated forms of an unknown language within which dark, cryptic and ramshackle concepts to be interpreted stirred like crazy tumor cells. The wheels of the narrow, heavy and overbearing minority cart had passed over his feet while one spring day, with his nose up, he had lost himself playing with the shapes of the clouds, and this had even made him limp.

For Nero, on the other hand, he had a lukewarm respect. His habits, his rituals and his prowess pleased him and comforted him in their hieratic simplicity; there was also his great and mysterious talent, which certainly troubled him, but of which, out of respect or pride, he had never dared to ask.

‘Cursed February’ he muttered, ‘I feel you girding my ankles, by your icy chains’,’ this house is a den of gnarled drafts, which like evil spirits meander everywhere from under the doors and between the frames and then dark, dark, always and only dark, dark and cold, cold and dark ‘.

That morning the old man, as usual, went down into the dining room, pulled back the curtain of that single east-facing window, and turned the hourglass on the sill. He waited and began to sharpen the hoe. But time was passing by, the sun was not rising and Nero was not singing.

When the sand in the hourglass stopped flowing he pulled the curtain, he went out of the house and worried he limped quickly towards the chicken coop.

Nero stood there, standing on one leg, but he did not sing; he breathed a sigh of relief.

– Why don’t you sing?’- the old man muttered.
– Don’t ask why I don’t sing – Nero replied – rather ask yourself why you didn’t hear me singing’.

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    Diego Cinquegrana - © 2022